Alea nasce da



Enrica, Francesca, Luca e Sara, un gruppo di professionisti impegnati da molti anni, a diverso titolo nel lavoro sociale, di supporto e di relazione verso gli altri; verso le persone che vivono momenti difficili

Abbiamo scelto il nome ALEA, che in latino vuol dire semplicemente rischio, perché nelle nostre esperienze personali e professionali ci capita con sempre maggiore frequenza di osservare come le persone attorno a noi, prese da mille incombenze e informazioni, si discostino sempre più da se stesse e dai loro bisogni primari, legati al benessere e alla propria crescita personale pur di non affrontare cambiamenti in se stessi o nel mondo attorno a loro. Ecco allora il rischio inteso non in una accezione negativa come qualcosa che è al di fuori dal nostro controllo e quindi da evitare, ma inteso come quella condizione a cui tutti noi dobbiamo far fronte per uscire dall’immobilità e scegliere di essere protagonisti ognuno del proprio percorso.

Il rischio quindi come sfida, come possibilità di saper accettare i cambiamenti e le incertezze in un mondo che offre riferimenti mutevoli e in continua evoluzione.

La società sta cambiano ed evolvendo ed è sempre più complessa, con essa è inevitabile che vadano a trasformarsi anche le relazioni sociali che la compongono.

La vita di oggi è diventata molto frenetica e questo di sovente porta come conseguenza la difficoltà di coltivare e mantenere saldi e profondi legami tra le persone, a volte anche tra i componenti della medesima famiglia; i rapporti sempre più labili e sfibrati ci portano spesso ad una profonda solitudine tanto che a volte non si è in grado di capire a chi rivolgersi per confidare le difficoltà che inevitabilmente si attraversano nel percorso della vita.

Ogni giorno ognuno di noi si trova a far fronte a situazioni conflittuali.

I conflitti in realtà fanno parte integrante della nostra vita ma sempre di più oggi assistiamo ad una loro demonizzazione, ad un continuo tentativo di sfuggirgli soffermandoci poco o quasi nulla nell’ascolto delle nostre emozioni e ancora meno nell’ascolto di quelle altrui. Tali comportamenti portano con sé grandi dolori che ci accompagnano nella vita quotidiana e che ci rendono il cammino della vita non di rado molto faticoso. In tutto questo la mediazione dei conflitti che si caratterizza proprio per l’ascolto del vissuto che la persona porta, ancor prima che porvi soluzione, può essere una via per ritrovare se stessi.

Ascoltare l’altro e sentirsi ascoltati possono dar vita a nuove prospettive che sino ad un momento prima non si era considerato, forse proprio perché (bloccati?) attanagliati dal gomitolo di emozioni che scaturisce dal conflitto. Il nostro progetto si iscrive in questa contesto e si propone, attraverso una presa in carico della persona da un punto di vista multidisciplinare, di promuovere benessere potenziando le risorse proprie interne ed esterne.

L’obiettivo che ci proponiamo è quello di lavorare sulla persona in maniera sistemica promuovendo così il benessere individuale e collettivo; supportare la persona e la famiglia nella gestione dei propri bisogni e degli eventuali momenti di crisi attraverso un contributo professionale che permetta un’attenta analisi dei bisogni e un conseguente potenziamento di capacità e autonomie individuali.

Promuoviamo inoltre un capillare e sollecito lavoro in rete con le risorse del territorio a vario titolo coinvolte nei bisogni personali e familiari..


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